Archivi autore: Ornella Cosenza

L’applicazione della pratica Mindfulness nella Psicologia dello Sport

Le performance atletiche, soprattutto ad alti livelli, possono essere molto stressanti. Gli atleti, nell’affrontarle, mettono in atto diverse tecniche psicologiche per la gestione dello stress che ne deriva.
Rispetto ai tradizionali programmi di terapia cognitivo-comportamentele (CBT), i più recenti studi di Psicologia dello Sport hanno introdotto varie teorie basate sull’Accettazione e sulla Mindfulness, per il potenziamento dell’autocontrollo degli sportivi durante la gara.
Ma per prima cosa: cos’è la Mindfulness? La Mindfulness (Consapevolezza) è una pratica che va coltivata, un “allenamento mentale” volto a potenziare, negli atleti, attraverso diversi meccanismi, una serie di strumenti psicologici (Attenzione, Attitudine, Valori, Regolazione emotiva, Minore ‘rimuginio’, etc.) per ottimizzare la prestazione sportiva. Tali meccanismi vanno dunque ad influenzare una serie di abilità usate dagli sportivi, tra cui quelle di coping, motivazionali, gestione del dolore, abilità legate all’attenzione, alla percezione, alla comunicazione, etc.
Durante la competizione gli atleti mettono quindi in atto una serie di comportamenti automatici, in risposta a specifiche situazioni. Questo processo di ‘adeguamento al contrasto’ consiste, nella pratica, nella scelta del comportamento migliore per il momento specifico.
Uno degli effetti della Mindfulness è proprio quello di modificare il modo con cui le persone si relazionano ai propri stati interiori, ai propri Pensieri ed Emozioni (Autoaccettazione del Qui ed Ora).
Focalizzare l’attenzione sul momento presente accettando ciò che arriva in quel momento, senza fare previsioni su quello che accadrà: è questa l’essenza dell’incontro tra Sport e Mindfulness.

Quando l’atleta va in crisi: il “choking”

Per choking si intende un improvviso declino della prestazione in condizione di elevata pressione agonistica. Ciò determina un repentino deterioramento della performance in un momento critico.

Sul piano comportamentale quindi l’atleta si trova impossibilitato a gestire la sua performance, che vede deteriorarsi progressivamente senza riuscire a riprenderne il controllo.

Lo stato di choking presenta un quadro sintomatologico ben definito, i primi cambiamenti vengono percepiti a livello fisico: il respiro si fa affannoso insorgono apnee più o meno frequenti, aumenta la tensione muscolare e la sudorazione; conseguentemente cominciano le defaillance tecniche, viene meno la coordinazione, i movimenti si induriscono divengono meno fluidi e non di rado subentra uno stato di “rushing” in cui il soggetto tende ad eseguire i gesti atletici in modo frettoloso e senza cura. L’attenzione e la concentrazione subiscono una variazione importante e l’atleta rimane ingabbiato in pensieri negativi.

Questa situazione può essere determinata da distrazione dovuta ad un’eccessiva preoccupazione per la situazione di gara che lo distoglie dalla performance (PARALISI D’ANALISI). Oppure, al contrario può essere dovuta ad un controllo eccessivo della prestazione. Sovente l’esperienza di choking avviene quando l’atleta attribuisce molta importanza alla competizioni o quando sente eccessivamente il peso di valutazioni e giudizi da parte di allenatori, familiari o persone per lui significative

È di fondamentale importanza saper riconoscere questo stato mentale che non di radio viene confuso con una scarsa attivazione da parte dell’atleta, spesso in questi casi erroneamente l’allenatore cerca di spronare l’atleta, di sollecitarlo con incitazioni incalzanti, quando invece sarebbe più opportuno approcciarsi in modo differente riportando l’atleta nel “qui ed ora”, ricorrere all’utilizzo di routine, portarlo ad attuare un self talk positivo o orientarlo verso tecniche di rilassamento preventivamente assimilate.

Performance Profile

Il PERFORMANCE PROFILE è un prezioso strumento d’indagine derivante dall’applicazione della teoria dei costrutti personali alla psicologia dello sport.

La teoria dei costrutti personali di Kelly si fonda sull’assunto che esistano molteplici modalità alternative per interpretare la realtà e l’uomo, nella sua esperienza quotidiana non fa altro che predire, controllare e attribuire significato agli eventi. Questo determina la varietà delle visioni del mondo di ciascuno nella sua specificità e nella possibilità di rappresentarsi l’ambiente e rispondere ad esso.

“… gli individui si sforzano di dare un senso al mondo e a se stessi, elaborando teorie personali, al fine di anticipare e far fronte a ciò che accadrà…”(G.Kelly, 1955)

“Si pone perciò, per la psicologia della personalità, l’obiettivo di capire la diversità tra i vari individui risalendo alla diversità dei loro punti di vista delle loro rappresentazione degli eventi, delle loro ipotesi e delle loro previsioni. La teoria dei costrutti personali è perciò una teoria dei modi in cui una persona perviene a rappresentarsi, a interpretare, a prevedere i vari eventi e, di conseguenza, a fondare su tali rappresentazioni, interpretazioni e previsioni la propria condotta ed il proprio rapporto con il mondo. (G.V.Caprara, 1994)

In questa cornice, attraverso il PERFORMANCE PROFILE si vuole fare emergere la realtà che conta per l’atleta, quella che effettivamente esiste per lui essendo lui costantemente intento a costruire un’elaborata teoria della propria condizione, sotto l’aspetto FISICO, ATLETICO, TATTICO, TECNICO, PSICOLOGICO. Compito dello psicologo sarà aiutare l’atleta a incrementare e favorire un controllo consapevole, volontario e strutturato di quelle strategie che prima venivano utilizzate in modo ingenuo.

Pertanto gli obiettivi di un performance profiling saranno quelli di delineare i costrutti dell’atleta per:

  • Incrementarne la consapevolezza
  • Consentire una migliore comprensione del proprio punto di vista confrontandola e integrandola con quella dello staff tecnico
  • Supportare la motivazione dell’atleta